__Pensieri e Parole del 25 Maggio 2012__

Graziano Surace >> Pensieri e Parole del 25 Maggio 2012

Cani e Gattopardi

«Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra»

Ghepardo, leopardo, Leopardi, gattopardo … Quando da ragazzo lessi per la prima volta questo pensiero, «se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi», non capivo fino in fondo l’essenza di questa successione di parole. Col tempo, però, divvenne chiara: “le cose cambiano faccia, non sostanza”. Ero piccolo ed ingenuo allora e non avevo bene in mente l’idea gattopardesca della società.
Cercavo più che altro di raffigurarmi le sembianze di questo strano e fantomatico essere, il gattopardo, metà gatto, metà leopardo - pensavo - come nella migliore tradizione della mitologia classica e come la crasi suggerisce. Sembianze feline insomma, sicuramente maculato. In verità, ignoravo se esistesse davvero o meno tale essere ma poco importa. All’epoca preferivo i cani, ora nemmeno quelli. Ero piccolo ed ingenuo allora.
Ricordo che un mio caro professore di filosofia insisteva affinché noi piccoli ed ingenui fanciulli leggessimo le pagine del Tomasi di Lampedusa. Noi, tuttavia, in quel periodo, eravamo più affascinati da altro; io, in particolare, da una chitarra Fender Stratocaster che avevo appena comperato. Amavo il blues e me ne “strafottevo” del Gattopardo. Non che ora non ami il blues, anzi. Semplicemente i miei nuovi occhiali (da ex fanciullo) mi aiutano a distinguere meglio le sembianze gattopardiche: i lunghi baffi, le lunghe zampe, la pelle maculata e l'istinto felino nel caso migliore, più comunemente quello di un "seminarista vestito da generale". Potere dell'ottica! E di qualche anno in più.

“...dal fondo oscuro della piazza salirono applausi ed evviva; …nel tuonare dei mortaretti si spedirono messaggi al Re (a quello nuovo) ed al Generale; qualche razzo tricolore si inerpicò dal paese al buio verso il cielo senza stelle; alle otto tutto era finito, e non rimase che l’oscurità come ogni altra sera, come da sempre”.

Con affetto
Graziano Surace

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