PENSIERI E PAROLE DEL 10 FEBBRAIO 2009

Graziano Surace >> Pensieri e Parole del 10 Febbraio 2009

AMORE E PSICHE
Strumentalizzare la morte di una ragazza per ottenere un tornaconto politico, mediatico o semplicemente personale è, a mio avviso, aberrante e pericoloso, oltre che di cattivo gusto.
Ogni uomo ha delle idee ed un' etica personale per quanto riguarda il diritto alla vita o alla morte. "Quot capita, tot sententiae" avremmo detto duemila anni fa. Uno Stato ha, invece, una Costituzione, cioè "una regola che si da il popolo quando è sobrio perché la rispetti quando è ubriaco" (Gustavo Zagrebelsky). Ed è a questa Costituzione (ed alla legge in generale) che ogni cittadino dovrebbe far riferimento. Proprio quello che il signor Beppino Englaro, padre di Eluana, ha fatto, con dignità, amore e sofferenza allo stesso tempo e nel corso del tempo. Ma le istituzioni, come spesso accade, lo hanno abbandonato. Lui, con determinazione e coraggio, si è rivolto alla giustizia, quella umana (quella divina farà il suo corso da sé) ottenendo una sentenza applicativa in merito alla delicata situazione della figlia.
La "questione Englaro" si insinua in un vuoto normativo, quello relativo al dibattito sul testamento biologico, eutanasia, lungo decenni. Negli ultimi istanti di vita di Eluana, quando il Governo Italiano si è deciso ad intervinire, lo ha fatto in maniera incostituzionale (con un decreto legge che non avrebbe avuto il carattere di necessità e urgenza). Proprio per questo motivo il Presidente della Repubblica, garante della Costituzione, non firmando il decreto dell'esecutivo è finito per essere additato come un assassino.
Lo scontro istituzionale tra Governo e Presidenza della Repubblica fa da cornice ad una vicenda atroce, atroce come la sofferenza di una ragazza in coma da 17 anni, atroce come la disperazione di una famiglia al suo capezzale, atroce come la viltà, l'indecenza e la violenza di chi, da estraneo, può scrivere su un muro "Beppino boia".
La vita terrena di Eluana è terminata lasciando una certa amarezza e, come al solito, le immancabili polemiche: "perchè il Presidente della Repubblica non ha firmato il decreto?", "perchè il Governo si è mosso in ritardo?". La solita questione dei "se" e dei "ma" che non fanno la storia. Purtroppo in questa tragedia non ci sono vincitori ma solo sconfitti: la famiglia, i cittadini, le istituzioni. Da questa triste vicenda, però, tutti possiamo imparare quacosa. Magari può essere un modo per iniziare a riflettere sul da farsi per poterci migliorare come uomini e come cittadini, in silenzio, rispettando il dolore.

Con affetto
Graziano Surace


Graziano Surace © - 2005 - All Rights Reserved